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Ricerca dei probabili handicap di Leonardo da Vinci
By di Maggie Reid
Contributor(s) YaleDailyNews.com, translated by Lorena Mancini
Sep 27, 2007 - 9:13:58 PM

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Un vecchio ammiratore di Leonardo da Vinci, grazie all’aiuto di un ex ricercatore dell’Università di Yale, sta provando a sfidare quelle che, ancora oggi, sono le credenze comuni, riguardanti la vita di una delle più grandi menti mai esistite nella storia.

Ascoltando per caso una guida in un museo riferirsi alla mano sinistra del da Vinci, definendola come “sinistra” – quando in realtà aveva detto “la sinistra”, cioè “mancino”, colui che utilizza la mano sinistra – Ben Sweeney cominciò ad essere incuriosito dall’idea che da Vinci potesse aver avuto una mano sinistra deforme, una teoria che, come egli sostiene, è stata ignorata per 500 anni dal mondo artistico. Sweeney, agente immobiliare nella città di San Diego, ha iniziato le sue ricerche studiando i disegni, i dipinti e le formule matematiche del da Vinci, mettendo in dubbio tutte le conoscenze fin ad oggi accettate sul da Vinci, che, egli asserisce, non sono supportate da analisi basate su dati certi.  

“Giungo nel mondo leonardesco da perfetto estraneo” dichiara Sweeney. “Molti dell’ambiente accademico corrono il rischio di restare chiusi nelle loro idee e troppo legati ai loro punti di vista. Io invece entro in questo mondo senza avere alcun tipo di preconcetto”.

Benché la ricerca di Sweeney abbracci diverse aree del genio leonardesco – tra cui l’arte, la scienza e la matematica – il suo studio sulla malformazione alla mano sinistra del da Vinci riveste l’argomento di maggior interesse. Attraverso l’analisi di diversi disegni di Leonardo, Sweeney giunge alla conclusione che il terzo e il quarto dito della mano sinistra del da Vinci erano uniti. Questa particolare condizione in medicina viene definita sindattilia, ovvero la situazione in cui due o più articolazioni risultano fuse insieme.

Sweeney sostiene che gli storici dell’arte avevano già notato, attraverso lo studio dei disegni del da Vinci, che l’artista era affetto da un problema alla mano, ma quest’ultimo è stato sempre trascurato perché attribuito ad un ictus avuto dal da Vinci in età avanzata. Sweeney invece ha illustrato la sua teoria al professor Joseph Upton ’66, un ex chirurgo dell’Ospedale di Yale-New Haven, il quale ha eseguito diverse analisi presso la sua Università. A conclusione delle ricerche fatte, ha dichiarato anch’egli che si tratta sicuramente di mano affetta da sindattilia.

Upton, attualmente professore della Scuola Medica di Harvard, ha affermato che sebbene una tale teoria non si possa facilmente verificare, la prova potrebbe venire da un’analisi condotta ai raggi X. Egli è convinto delle conclusioni raggiunte da Sweeney, ossia che le anomalie presenti nelle opere di Leonardo non sono dovute solo ad un ictus.

La teoria analizza la raffigurazione della mano sinistra di Gesù ne “L’Ultima Cena” e nella “Madonna dei Fusi”. La mano sinistra di Gesù  appare deforme in entrambi i dipinti. Nella “Madonna dei Fusi”, sostiene Sweeney, la malformazione è stata scoperta grazie all’utilizzo di tecnologia ad infrarossi e, per dare maggiore supporto alla sua teoria, aggiunge che il da Vinci avrebbe avuto una sorta di ossessione o inquietudine nei confronti delle mani colpite da sindattilia.   

“Ogni volta in cui il mondo dell’arte si è trovato di fronte ad una malformazione della mano, ha considerato quest’ultima semplicemente come un errore dell’artista”, assicura Sweeney. E aggiunge: “Secondo la mia opinione, da Vinci non ha commesso alcun errore. Ha dipinto, senza motivo di dubitarne, delle mani affette da sindattilia”.

Robert Goldwyn, professore in chirurgia presso il Centro medico Beth Israel Deaconess di Boston, sostiene che Sweeney, portando avanti i suoi studi sulla mano del da Vinci, sta percorrendo, con ogni probabilità, la strada giusta. La teoria è estremamente interessante, perché Sweeney osserva Leonardo da Vinci, in un modo del tutto nuovo, che nessuno aveva mai tentato di fare negli ultimi 500 anni, afferma Goldwyn e, inoltre, lo è anche perché il punto di vista, tanto originale di Sweeney, si forma al di fuori del campo accademico classico.
Ma mentre alcuni esperti scientifici sono d’accordo con la teoria di Sweeney, il mondo dell’arte è meno aperto a questa idea. Alcuni storici dell’arte sostengono che fino a quando non si darà una dimostrazione certa della teoria, non vedono per quale ragione devono credere che da Vinci aveva una mano sinistra deforme.

Sweeney ha rivelato: “Uno storico dell’arte, dopo aver ascoltato la mia teoria, mi ha detto di non volermi più vedere”. “Il mondo dell’arte dà maggiore rilievo alla bellezza che non alla verità e Leonardo questo lo sapeva bene. E’ riuscito a comprendere la nostra condizione mentale già 500 anni fa”.

Con l’aiuto di esperti come il professor Upton — che sta collaborando con lui su quattro diversi studi anatomici  —  Sweeney sta studiando circa 40 casi diversi. Questi vanno dall’analisi della salute del da Vinci allo sviluppo di formule matematiche con cui poter analizzare l’arte di Leonardo da un punto di vista prettamente matematico. Ha dichiarato Sweeney che uno dei suoi progetti più recenti ha riguardato la costruzione di un robot che già Leonardo nei suoi disegni aveva progettato in modo esauriente. Il “robot perduto” ha viaggiato attraverso tutto il paese e si trova attualmente in mostra presso l’Università di Tulsa in Oklahoma.    

Sweeney desidera, ha dichiarato, che la sua ricerca possa culminare con la pubblicazione di un libro accessibile anche ai ragazzi di quinta elementare. Egli sostiene che far conoscere le informazioni è un processo lento, perché i dati possono essere interpretati male, se non vengono presentati in maniera sufficientemente chiara. Attende dei risultati certi per poter impressionare tutta la comunità del mondo dell’arte.  

Dichiara Sweeney: “Questo potrà diventare il Control-alt-canc del mondo dell’arte”. “Alla fine si raggiungerà un accordo, ma questo rappresenta appena l’inizio”.



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